Obesità ormoni
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Obesità: colpa di alcuni ormoni?

Benessere

Il problema dell’obesità è legato a fattori genetici, che scompensando l’ormone della leptina unito oltre alla cattiva alimentazione.

Questa patologia negli ultimi decenni è cresciuta in maniera esponenziale. Parleremo di fattori genetici che possono accentuare questo fenomeno a partire da una eccessiva e/o squilibrata alimentazione, spiegando quali sono gli strumenti diagnostici di cui disponiamo, per studiare e prevenire tale disturbo.

L’obesità è una malattia cronica causata da diversi fattori che ha ormai raggiunto le proporzioni di un’epidemia globale. In molti paesi europei più della metà della popolazione adulta si trova al di sopra della soglia del “sovrappeso” e circa il 30% degli individui rientra nella categoria degli obesi.

Ancor più rilevante è il problema dell’obesità infantile (in Italia colpisce 1 bambino su 4), risultato di diverse cause che interagiscono tra loro quali una eccessiva o cattiva alimentazione, una ridotta o limitata attività fisica, fattori di tipo genetico-familiare e fattori ambientali.

Il rischio relativo per un bambino obeso di diventare un adulto obeso aumenta con l’età ed è direttamente proporzionale alla gravità dell’eccesso ponderale (ovvero quando si supera del 30-40% il proprio peso ideale). Dal punto di vista strettamente clinico l’obesità è un problema di squilibrio nutrizionale: l’introito alimentare supera ampiamente la spesa energetica giornaliera e l’eccesso di calorie assunte viene immagazzinato prevalentemente sottoforma di trigliceridi nel tessuto adiposo.

L’espansione della massa adiposa è causata dalla combinazione dell’aumento di dimensioni degli adipociti (IPERTROFIA) e dall’incremento del numero degli adipociti (IPERPLASIA).

Tali cellule si formano rapidamente nel corso del primo anno di vita (il triplo rispetto alla nascita), aumentano linearmente fino ai 10 anni e restano pressoché stabili superata la fase dell’adolescenza.

Da ciò si deduce che:- gli adipociti praticamente non muoiono mai- il dimagrimento avviene svuotando gli adipociti- negli obesi il loro numero è circa 3 volte rispetto a soggetti normopeso.

Gli adipociti sono una delle principali sorgenti di acidi grassi liberi durante il digiuno e non sono solamente in grado di rispondere a segnali ormonali che hanno origine da ghiandole endocrine, ma sono anche in grado di sintetizzare e secernere fattori proteici.

Per questi motivi il controllo dell’omeostasi (l’omeostasi è la condizione di stabilità interna degli organismi che deve mantenersi anche al variare delle condizioni esterne attraverso meccanismi autoregolatori) del tessuto adiposo si presenta assai complesso e risulta dall’interazione di numerosi fattori locali e generali.

Tra i diversi tipi cellulari che costituiscono l’organo adiposo i principali sono:- adipociti bruni- adipociti bianchiLe cellule adipose brune corrispondono al 5% del peso corporeo del neonato e scompaiono durante l’infanzia.Il loro ruolo principale è quello di cellule metabolicamente attive, cioè in grado di produrre calore (ATTIVITÀ TERMOGENICA) soprattutto in risposta al freddo e all’aumento dell’introito calorico.

Si tratta di cellule particolarmente innervate (l’innervazione regola la produzione di calore) e vascolarizzate (la vascolarizzazione permette di diffondere velocemente il calore in tutto il corpo).

Le cellule adipose bianche, invece, accumulano acidi grassi sottoforma di trigliceridi e sono in grado di liberare sostanze ad azione AUTOCRINA cioè che hanno influenza sugli adipociti bianchi stessi, PARACRINA, che hanno effetto sulle cellule vicine come gli adipociti bruni, ed ENDOCRINA, ovvero ormoni che agiscono su cellule lontane dall’organo adiposo.

Tra le proteine sprigionate dagli adipociti bianchi sono da ricordare in particolar modo l’ADIPONECTINA, la RESISTINA, il TNF-a e la LEPTINA.

ADIPONECTINA

L’adiponectina è un ormone che controlla il metabolismo energetico di lipidi e carboidrati. Sembra sia in grado di aumentare il consumo dei primi (per le funzioni vitali) e modulare l’effetto dell’insulina (stimola sensibilità all’insulina).

Secreta in circolo agisce su recettori espressi in organi bersaglio dell’insulina, negli adipociti, nel fegato e nel muscolo scheletrico. Riduce l’introito alimentare e aumenta il dispendio energetico. Ha attività anti-aterogena e anti-infiammatoria. L’obesità è associata a bassi livelli di adiponectina.

RESISTINA

Potrebbe essere una delle cause dei legami tra obesità e DIABETE DI TIPO II. Secondo alcuni studiosi infatti la resistina (la cui secrezione sembra proporzionale al grado di adiposità) inibirebbe l’azione dell’insulina.

Attualmente sono necessari ulteriori studi che avvalorino il legame di questa molecola con il diabete ma, in caso di conferma, si prospetterebbe lo studio di farmaci capaci di contrastare gli effetti di quest’ormone e individuare precocemente lo sviluppo del diabete di tipo II tramite il monitoraggio della concentrazione di resistina.

TNF-a (FATTORE DI NECROSI TUMORALE)

È una citochina implicata nei processi infiammatori cronici e tumorali. Con la scoperta della sua proprietà di indurre la riduzione ponderale nei processi di dimagrimento patologico, l’interesse della ricerca si è focalizzato sui suoi effetti biologici nei confronti del tessuto adiposo. Il TNF-inibisce la differenziazione degli adipociti e la produzione di adiponectinae e può causare insulino-resistenza.

LEPTINA

Proteina di 167aa scoperta nel 1994, è considerata il prodotto del GENE dell’OBESITÁ.

Secreta dal tessuto adiposo ma anche dallo stomaco, dalla placenta e dai tessuti fetali, la leptina agisce su specifici recettori cerebrali ipotalamici e muscolari.

Circola nel sangue e fornisce al cervello le informazioni riguardo la quantità di tessuto adiposo presente.

I livelli circolanti dell’ormone sono proporzionali al carico di GRASSO CORPOREO:

  • BASSI nei malnutriti (digiuno e perdita di peso);
  • ALTI negli obesi (eccesso di alimenti e soprappeso).

La leptina, tramite meccanismi che coinvolgono il sistema nervoso, è in grado di diminuire il SENSO della FAME e aumentare la SPESA ENERGETICA tramite l’ATTIVITÀ TERMOGENICA.

IN SINTESI:

Introduzione cibo – incremento delle scorte adipose – incremento della secrezione di leptina – riduzione del senso della fame e aumento della spesa energetica.

CONDIZIONE OPPOSTA:

digiuno – riduzione delle scorte adipose – riduzione della secrezione di leptina – aumento del senso della fame – diminuzione della spesa energetica.

La leptina diminuisce la sintesi, la produzione e il rilascio del NEUROPEPTIDE Y(NPY). Il NPY controlla il bilancio energetico in parte stimolando l’assunzione di cibo e in parte inibendo la termogenesi. La diminuzione del NPY fa diminuire l’ASSUNZIONE DI CIBO.

Leggendo quanto sopra viene spontaneo porsi la seguente domanda: perché nei soggetti obesi dove i livelli di leptina sono elevatissimi la spesa energetica non compensa il grado di obesità?

La risposta è la seguente: perché in caso di obesità non funziona più il meccanismo di controllo delle riserve di grasso, ovvero è alterato il RECETTORE(OB-R) della leptina presente in molti tessuti ma soprattutto nell’IPOTALAMO.

Ciò fa sì che soggetti in sovrappeso e affetti da obesità diventino LEPTINO-RESISTENTI. In pratica negli obesi la leptina non diminuisce ma perde efficacia in quanto si desensibilizzano i suoi recettori.

La leptino-resistenza a sua volta può portare all’INSULINO-RESISTENZA e di conseguenza al DIABETE di TIPO II (perché la disregolazione del metabolismo lipidico ha conseguenze devastanti anche sull’omeostasi glicemica)

La leptina è coinvolta anche nella FASE PUBERALE e nella GRAVIDANZA dove s la concentrazione della leptina è una sorta di informazione per i centri ipotalamici che indica la presenza di scorte di grasso sufficienti per iniziare la gravidanza.

CONCLUSIONI

Leptina, adiponectina e diversi altri fattori endocrini secreti dagli adipociti agiscono localmente ma possono anche regolare l’attività dei centri nervosi della FAME e della SAZIETÀ, determinando l’eziologia e le complicanze dell’obesità nonchè delle malattie correlate (DIABETE e SINDROME METABOLICA in primis).

Conoscere, attraverso specifiche indagini cliniche, eventuali disturbi in parte ereditari, risulta di fondamentale importanza per il lavoro degli specialisti del settore.

In un buon Laboratorio Analisi  si può effettuare lo studio di questi ormoni e recettori che per quanto detto sopra sono parte integrante del delicato equilibrio responsabile di un corretto metabolismo. Le indagini analitiche sono eseguite su sangue, utilizzando metodiche riconosciute come le più sensibili e affidabili a livello mondiale.

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